“When was the last time you felt a deep emotional connection to a digital product other than an online game or one of the few consumer products we mentioned earlier?”
“When was the last time you felt a deep emotional connection to a digital product other than an online game or one of the few consumer products we mentioned earlier?”
“When was the last time you felt a deep emotional connection to a digital product other than an online game or one of the few consumer products we mentioned earlier?”
“[…] non c’è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell’inammissibilità nell’uso dell’italiano d’un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o.”
La grafica mi piace, queste informazioni importanti le metterei su, la priorità del sito, i contenuti utili, la dispersione, la ridondanza del contenuto, gli accessi concreti, i temi chiave, la banda orizzontale, le necessità degli utenti.
È il poco che sono riuscito ad appuntarmi.
Amo le critiche, sono arrivato fin qui grazie alle critiche. Apro canali di feedback diretti con gli utenti per ricevere critiche.
Chi viene a propormele è ben accetto, offro anche caffè e beni di conforto, per ripagare dello sforzo.
Trovo le critiche un valore che va riconosciuto e anche ripagato, almeno umanamente. L’unica eccezione: quando son improvvisate e giungono per interposta persona. Diventano provocazioni. Un tempo mi innervosivano. Adesso auguro loro sogni d’oro.
“[…] ogni volta che un gip rilevava palesi incongruenze trasmetteva gli atti alla procura perché procedesse contro il poliziotto, il carabiniere o il finanziere autore dell’arresto illegale.”
“La narrazione è la forma emergente della cittadinanza e del mercato. Il mondo deve imparare a narrare con efficacia e consapevolezza. Ci vorrà tempo. Ma, nel frattempo, non venitemi a dire che non ci sono spazi di mercato per quelli che lavorano con le parole.”
“Se c’era un sistema Paese che avrebbe dovuto dotarsi di una catena commerciale capace di attirare nei propri saloni consumatori di tutti i target questo è sicuramente il nostro. Siccome non abbiamo una sufficiente cultura della vendita retail abbiamo preso un ceffone dagli svedesi, poi un altro dai francesi (Decathlon/articoli sportivi) e un altro ancora dagli spagnoli (Zara/abbigliamento). E speriamo di fermarci qui.”
“Misure di stabilizzazione che il governo di Lula, eletto nel 2003, si è ben guardato dal ribaltare, per non intaccare la credibilità e la fiducia dei mercati internazionali che il Brasile si stava costruendo. Non è un caso se, appena eletto, Lula nominò governatore della Banca Centrale Henrique Meirelles, un noto economista pro-mercato, impegnandosi poi, poco dopo l’elezione, a rimborsare interamente e con due anni di anticipo il prestito di quindici miliardi e mezzo di dollari che il Fondo Monetario Internazionale aveva concesso al Brasile nel 2002. Per non parlare delle misure durissime per ridurre la spesa e i debiti delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali. Insomma, dietro ai miliardi elargiti in sussidi e assistenza, si nasconde un paese che da molti anni sta perseguendo politiche economiche articolate che toccano moltissimi ambiti e settori: stabilità finanziaria, lotta all’inflazione, ma anche investimenti in innovazione, ricerca, tecnologie.
Oggi il Brasile è leader nelle tecnologie agroalimentari e nella produzione di biocarburanti, ha un’industria del software tra le più sviluppate del mondo, che continua a crescere a tassi elevati (attorno all’8% annuo), e ha un livello di diffusione di internet e computer paragonabili a quelli occidentali. Tutto questo non è il risultato di un miracolo improvviso o di politiche sociali, ma investimenti e politiche industriali mirate.
”